Bruno Rosada

Carolina Ferrara

La cosa che più colpisce nell’arte di Carolina Ferrara è la straordinaria attualità delle sue opere. Chi ha mai detto (ahimè lo hanno detto in molti!) che l’arte visiva per essere moderna debba essere astratta, debba cioè negare la figurazione della realtà esterna, come se questa non esistesse.

Essa invece esiste ed è fatta di persone e di cose, ma sono le persone che contano, e soprattutto non sono come appaiono: bisogna indagare, cogliere nell’interiorità loro le ragioni della loro esistenza, che si rivelano nel loro aspetto e nel loro modo di essere. La capacità di indagine psicologica che Carolina Ferrara rivela nelle sue figurazioni di volti umani è pari almeno alla qualità artistica del risultato che nel recupero delle fattezze “reali” dei volti, mentre conferma la sussistenza della realtà esterna, verifica le possibilità cognitive.

E allora il rapporto tra l’artista e la realtà umana che la circonda assume le ragioni stesse di una visione del mondo: una sorta di pensiero riflesso che si svela nella struttura compositiva delle opere oltre che, prima ancora, negli atteggiamenti dei volti presi ad oggetto. Perché in questi ritratti si annida un discorso dell’artista che di volta in volta rinvia a ragioni ed esigenze diverse, ma sempre aderenti alla realtà rappresentata.

Però di opere d’arte si tratta e non di un manuale di psicologia. E c’è solo un rischio, che l’alta qualità figurativa dissimuli la profondità del pensiero che essa rappresenta.

Bruno Rosada

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